Un'architettura Ipogea

Industria, commercio

Agricoltura

Anno di costruzione

Realizzazione 2025

Zona

Burgraviato

SENALE SAN FELICE

Tipologia

Nuova costruzione

CasaClima Standard - nessuna indicazione

Architettura / Progettazione

Studio Atelier Buan - Arch. LEONARDO TORNAMBE

  

L’intervento sorge a Senale - San Felice, in un luogo di confine storico che collega l'Alto Adige con la Val di Non, dove il paesaggio non è un semplice sfondo, ma un elemento attivo fatto di pendenze marcate e una tradizione costruttiva rurale radicata. La sfida progettuale nasce dalla necessità di inserire un volume funzionale — una rimessa per macchine agricole — caratterizzato da un forte dislivello e da due preesistenze che ne delimitavano i confini fisici e operativi. L’opera si definisce come un’architettura ipogea che sceglie la via della sottrazione, radicandosi nel pendio per minimizzare l'impatto volumetrico e massimizzare l'integrazione con il suolo. L’idea generatrice non è stata quella di "poggiare" un manufatto sul terreno, alterando l'andamento del versante, ma di configurare l'architettura come un innesto silenzioso. Il progetto si pone l’obiettivo di ricomporre il pendio: il volume si rivela attraverso il fronte principale, un segno netto e rigoroso che definisce lo spazio di manovra dell’azienda agricola. In questo modo, l'edificio smette di essere un corpo estraneo per diventare una "topografia operativa", dove la copertura non è più un semplice tetto, ma un’estensione della quota superiore del manufatto esistente che si proietta verso l’orizzonte. L’uso integrale del cemento armato, scelto come materiale d’elezione per la sua capacità strutturale e materica, vuole farsi carico contemporaneamente della spinta del terreno e della finitura estetica. Per rispondere alle criticità idrogeologiche del sito e garantire la massima durabilità in un clima alpino severo, si è optato per la tecnologia della “Vasca Bianca” (sistema ZEM). L’uso del cemento a vista esalta la tettonica del progetto, trasformando un’esigenza ingegneristica in un’espressione estetica raffinata. La finitura superficiale, materica e priva di filtri, instaura un dialogo cromatico con le tonalità delle pietre locali. La trama del cassero, impressa sulla pelle dell’edificio, racconta il processo del costruire, restituendo una dimensione umana e artigianale alla solidità del materiale industriale. Il rigore delle linee e la pulizia dei volumi non negano la funzione agricola del manufatto, ma la nobilitano, dimostrando che anche un edificio di servizio può aspirare a una qualità architettonica elevata. L'opera si pone così come una riflessione sul costruire in montagna oggi: un equilibrio tra il rispetto per il profilo del suolo e l'affermazione di un linguaggio contemporaneo, capace di resistere al tempo e di invecchiare con la stessa dignità degli elementi naturali che lo circondano.

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